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Agrivoltaico, la nuova frontiera. Dall’effetto Nimby alle coltivazioni, i miti da sfatare #adessonews

Tanto per cominciare sfatiamo alcuni falsi miti che accompagnano le energie rinnovabili. Si tratta, come spesso accade, di forme di resistenza al cambiamento, che devono essere rimosse da una migliore informazione e da una adeguata evoluzione culturale. La prima barriera “culturale” da abbattere riguarda la cosiddetta sindrome Nimby (Not In My Backyard: non nel mio giardino!). Cioè il futuro delle rinnovabili va bene, basta che non avvenga a casa mia. Una prevenzione che si è associata al falso mito del suolo occupato dalle infrastrutture necessarie per le rinnovabili, che toglierebbero spazio, a esempio, all’agricoltura, o ad altre attività remunerative. Ebbene, non è così. Ma occorre superare le barriere culturali e sensibilizzare tutte le parti coinvolte nel sistema energetico, a partire dai cittadini in qualità di attori e primi fruitori dei benefici legati allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Su questi principi di creazione di valore condiviso sul territorio si poggia il progetto “Scelta Rinnovabile” di Enel che ha già dato l’opportunità alla popolazione limitrofa a due impianti nuovi in provincia di Ferrara e di Pavia (rispettivamente Poggio Renatico e Casei Gerola) di partecipare attivamente all’investimento tramite finanziamenti remunerativi attraverso i quali i partecipanti potranno beneficiare da un rendimento economico duraturo nel tempo derivante dalla costruzione dei nuovi impianti rinnovabili. Ma soprattutto l’obiezione è falsa all’origine, cioè l’occupazione del suolo per gli impianti di generazione delle energie rinnovabili non è assolutamente così grande come si crede.

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Anche se installassimo tutto il fotovoltaico di cui abbiamo bisogno per raggiungere i target del Green Deal occuperemmo verosimilmente circa lo 0,2% di tutta la superficie italiana ossia lo 0,3/0,4% della superficie agricola totale: numeri totalmente marginali e inferiori, a esempio, a quelli relativi a piazzali di parcheggio di cui sappiamo di non poter fare a meno. Senza contare che sono possibili anche delle soluzioni di agrivoltaico, che anche il PNRR individua fra le sue linee di azione, che ridurrebbero ulteriormente questa percentuale di occupazione del suolo. La convivenza tra impianti rinnovabili e agricoltura sta sperimentando nuovi orizzonti in chiave sempre più sostenibile. L’agrivoltaico è un metodo innovativo che vede coinvolta Enel Green Power assieme al National Renewable Energy Laboratory statunitense. Grazie al progetto InSPIRE (Innovative Site Preparation and Impact Reductions on the Environment) si stanno appurando i benefici della convivenza tra impianti fotovoltaici e coltivazioni: la sperimentazione riguarda l’utilizzo dell’ombra dei pannelli solari per efficientare l’utilizzo dell’acqua e contestualmente proteggere le coltivazioni dal sole nelle ore più calde.

I primi risultati sono stati sorprendenti: una piantagione di pomodori ciliegini in Arizona – grazie all’agrivoltaico – ha diminuito la richiesta d’acqua e più che raddoppiato la resa. Molti impianti fotovoltaici a terra sono già stati progettati partendo da modelli operativi che riducono al minimo l’occupazione di suolo. La continua fase di ricerca e innovazione del settore ha portato allo sviluppo di soluzioni come il pannello fotovoltaico bifacciale HJT, che Enel Green Power produce in esclusiva mondiale nella fabbrica 3SUN di Catania. Una tecnologia che consente di catturare la radiazione solare su entrambe le facciate del pannello, incrementando l’efficienza e ottimizzando gli spazi impiegati per la realizzazione di un impianto. L’eccessiva occupazione del suolo e il potenziale conflitto tra impianti rinnovabili e coltivazioni agricole sono quindi miti sfatati. Le nuove centrali traineranno il processo di transizione energetica e non solo: l’agricoltura sarà coinvolta nella rivoluzione green e ne beneficerà grazie a soluzioni innovative in grado di incrementare la creazione di valore.

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